STORIA DI UNA RICERCA SUL CAMPO

Il Museo dei soffitti in gesso

ORARI E BIGLIETTI

Il castello riapre sabato 1° maggio

SABATO E DOMENICA

dalle 10.30 alle 18.30

Entrano 10 persone ogni mezz’ora, dalle 10.30 alle 17.30. Prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente la visita.

COSTO DEL BIGLIETTO
Euro 5,00 intero

Gratuito per i Maglianesi residenti, per i ragazzini fino ai 14 anni, per i possessori dell’abbonamento Torino Musei e per i visitatori portatori di handicap

CONTATTI
BAROLO & CASTLES FOUNDATION
+39 0173 38 66 97

In tutti gli spazi del museo
– È obbligatorio l’uso della mascherina
– Mantieni sempre la distanza interpersonale di almeno 1 m
– Disinfetta le mani con il gel che trovi sul percorso
– Segui la segnaletica e rispetta le indicazioni specifiche
– Nelle sale appositi segni a terra aiutano a mantenere il distanziamento di sicurezza
– Dove richiesto usa i guanti messi a disposizione e poi gettali negli appositi cestini

COSì NASCE L’IDEA DEL

Museo dei soffitti in gesso

Nel pomeriggio della prima domenica d’agosto del 1971 un gruppetto di cinque amici stava mettendo a punto un vecchio barroccino custodito sotto il portico di un’antica casa disabitata di San Antonio di Magliano Alfieri. Era il giorno della tradizionale festa campestre di San Gervasio, nel comune di Neive.

Quel gruppetto di giovani amici avrebbe pulito ben bene il barroccino, l’avrebbe ornato con frasche e poi avrebbe percorso al trotto di un cavallo i sei chilometri di strade ombreggiate da pioppi, sambuchi e gaggie, che separano San Antonio da San Gervasio.

Lavoravano scherzando e bevendo vino direttamente dal collo di una scura bottiglia e qualcuno, che forse per bere teneva gli occhi alzati, improvvisamente notò, disegnata su un frammento di piatta pietra biancastra, collocata in strato con altri frammenti a colmare una parete di mattoni crudi, una assai strana figura: un allegro puttino, un po’ nascosto dai mattoni sottostanti, teneva in alto un nastro alla maniera di un bambino intento a saltellare con la corda. Cosa ci faceva, annidata tra i mattoni polverosi di un vecchio e cadente portico quella figurina?

Il suo segreto sarebbe stato inaspettatamente svelato una ventina di giorni dopo dal quotidiano torinese La Stampa che il 26 agosto pubblicava in terza pagina un articolo di Marziano Bernardi dal titolo Arte rustica in Piemonte. Lo scritto parlava di una sorprendente scoperta illustrata in «Uno studio attentissimo d’una giovane valente funzionaria delle Belle Arti, Enrica Fiandra, pubblicato nella rivista Palladio con titolo “I soffitti di gesso nel Basso Monferrato”».

La felicità comincia dal soffitto

NELLE STANZE DEL CASTELLO

TRA FIORI, ANIMALI MISTERIOSI E SCENE GALANTI

Lo straordinario fenomeno dei soffitti decorati, realizzati in umili case, era fino ad allora del tutto sfuggito agli studiosi d’arte e agli etnografi e la sua scoperta contribuiva a correggere la distorta immagine di un contadino piemontese privo di creatività e di gusto estetico. I cinque amici, letto l’articolo, collegarono subito il loro puttino con i “gessi” monferrini.

Quella considerazione diede il là per condurre una  piccola indagine in Magliano e nei paesi vicini. In pochi mesi furono trovati e fotografati soffitti ancora intatti e furono recuperati numerosi frammenti.

Si trattava di una particolarissima tecnica costruttiva assai diffusa nelle case contadine: collegamenti orizzontali formati da pannelli di gesso portanti, erano gettati in opera tra un’intelaiatura di travi e travetti di legno, su matrici lignee con inciso in negativo un motivo decorativo, che restava in positivo sul pannello. Il più antico solaio datato, trovato in opera in una cascina di Vezza d’Alba, porta la data 1580 e gli esemplari più recenti risalgono alla metà del XIX secolo.

All’interno delle aree di diffusione con il gesso si faceva di tutto, crudo e tagliato in blocchi era usato per costruire delle murature di elevazione, cotto e macinato era componente principale della malta per legare mattoni delle volte e dei muri, veniva usato  come fertilizzante in agricoltura… e naturalmente era la materia prima per costruire i solai.

La ricerca di Enrica Fiandra, Ispettore Centrale del Ministero per i beni Culturali e Ambientali aveva tra gli altri anche lo scopo di suscitare intorno a quella peculiare testimonianza della cultura contadina l’interesse dei proprietari e degli organismi regionali preposti alla tutela del nostro patrimonio culturale.

Nell’estate del 1972 quei giovani  Maglianesi che nel frattempo erano aumentati di numero, guidati da Antonio Adriano, cominciarono a lavorare per la realizzazione di un Museo di Arti e Tradizioni popolari. Entrarono in contatto con Enrica Fiandra alla quale inviarono i primi dati della loro ricerca: dall’incontro fra le due esperienze nacque l’idea di realizzare nel castello di Magliano un Centro di documentazione sulla cultura del gesso, aperto nel 1994 e inaugurato nel suo allestimento definitivo il  27 settembre 2002.

TRA LE COLLINE DEL ROERO

IL TEATRO DEL PAESAGGIO

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