TRA LE COLLINE DEL ROERO

Il Teatro del Paesaggio

ORARI E BIGLIETTI

Il castello riapre sabato 1° maggio

SABATO E DOMENICA

dalle 10.30 alle 18.30

Entrano 10 persone ogni mezz’ora, dalle 10.30 alle 17.30. Prenotazione obbligatoria entro il giorno precedente la visita.

COSTO DEL BIGLIETTO
Euro 5,00 intero

Gratuito per i Maglianesi residenti, per i ragazzini fino ai 14 anni, per i possessori dell’abbonamento Torino Musei e per i visitatori portatori di handicap

CONTATTI
BAROLO & CASTLES FOUNDATION
+39 0173 38 66 97

In tutti gli spazi del museo
– È obbligatorio l’uso della mascherina
– Mantieni sempre la distanza interpersonale di almeno 1 m
– Disinfetta le mani con il gel che trovi sul percorso
– Segui la segnaletica e rispetta le indicazioni specifiche
– Nelle sale appositi segni a terra aiutano a mantenere il distanziamento di sicurezza
– Dove richiesto usa i guanti messi a disposizione e poi gettali negli appositi cestini

UNA TERRA PLASMATA DA GENERAZIONI DI UOMINI

Il paesaggio collinare delle Langhe e del Roero

Il paesaggio delle Langhe e del Roero è un inseparabile intreccio di natura antropizzata e umanizzata dal lavoro contadino, di cultura e produzione che si manifestano attraverso forme e prodotti della terra di eccezionale pregio, e di memoria stratificata di generazioni.

Questo paesaggio, che oggi appare come armonioso e naturale, non è frutto del caso, ma è il prodotto di un’avvincente storia di lunga durata, che le sale del Museo del Paesaggio mettono a fuoco attraverso i documenti, le conoscenze, i saperi materiali e immateriali, testimonianza di un passato che si fa presente e progetto di futuro.

Un “Teatro del Paesaggio” che aiuta a leggere gli scenari della Langa e del Roero, rendendo i contadini attori di storie di vita, perché, come diceva Nuto Revelli, “senza la gente le Langhe diventano un palcoscenico meraviglioso, ma spento”.

“Ricercare e difendere il senso della bellezza per cogliere l’anima profonda dei luoghi, è, in ultima analisi, combattere per la vita e per la libertà.”

Antonio Adriano

Siamo negli anni ’60-’70 e nelle nostre campagne molti contadini, pur continuando a coltivare la terra il sabato e la domenica, vanno a lavorare in fabbrica. Il contatto con la città e l’arrivo in famiglia di una busta paga portano nella loro vita dei mutamenti con la conseguente voglia di disfarsi di ciò che aveva contrassegnato anni di fatica e di povertà. È il periodo in cui molti oggetti della cultura materiale vengono buttati o venduti agli antiquari e alcune antiche feste popolari vengono abbandonate.

Contemporaneamente un altro fatto avviene, forse più pericoloso: i giovani più scolarizzati (ancora pochi) lasciano il paese, che sembra non offrire loro alcuna possibilità di emancipazione, e scelgono la città, ritenendo la cultura cittadina più adatta al loro status sociale e più promettente per il loro futuro.

RICOSTRUIRE UNA STORIA

IL GRUPPO SPONTANEO DI MAGLIANO ALFIERI

Nasce allora a Magliano e poi, a imitazione, in molti paesi di Langa e Roero, un gruppo di ragazzi guidato da Antonio Adriano, che si oppone a questo fenomeno di abbandono ritenendo che quella contadina sia stata una vera e propria forma di civiltà e che dunque sia importante raccoglierne le testimonianze, raccontarla e salvarne quegli aspetti che possono funzionare da ponte verso il futuro.

Quei ragazzi pensano che sarebbe un danno sociale e culturale privare le piccole realtà di nuove energie e nuovi progetti, trasformandole in anonimi dormitori. Prende vita così un movimento che in poco tempo coinvolge molti giovani e che ha come obiettivo il recupero delle tracce della storia locale, la ripresa di alcune feste popolari non ancora del tutto scomparse, con la loro funzione – non secondaria – di aggregazione e la difesa del territorio dall’invasione indiscriminata del cemento e di un’edilizia pseudo-urbana, che sta cancellando ogni segno estetico o architettonico lasciatoci dai padri.

Da questi intenti nascono raccolte di oggetti, di canti o di storie di vita, nasce un’attenzione ai piani regolatori, che non siano invasivi, ma inseriscano il nuovo in modo armonico sulla scia del passato. Gruppi di giovani scolarizzati scelgono di mettere energie e saperi al servizio della loro comunità. Trascorre un periodo di attività intensa e si sente l’esigenza, siamo ormai negli anni ’90, di raccontare, per esempio in un museo, questa storia e quelle storie. Una prima ricerca riguarda il fenomeno dei soffitti in gesso decorati, realizzati in case contadine. Fino ad arrivare ai primi anni del 2000, quando iniziano le attività, compreso il restauro delle stanze dell’ala Ovest, che daranno vita al Museo “Teatro del paesaggio”.

Questo museo è dunque il risultato di un lavoro collettivo iniziato sul finire degli anni Sessanta, il prodotto della passione di un gruppo di amici che ripercorsero la storia del territorio alla ricerca delle radici della cultura contadina. L’intento non fu soltanto quello di raccogliere e salvaguardare la memoria: si trattava, attraverso iI recupero delle radici, di ricostruire una coscienza collettiva e reinventare una comunità.

Da quell’esperienza, grazie all’intraprendenza dell’amministrazione comunale guidata all’epoca dal sindaco Luigi Carosso, è partito il lavoro dei giovani ricercatori dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che scelsero di mettere al centro di questa esposizione il contadino, che nella sua millenaria azione ha plasmato le colline di Langhe e Roero e ne ha connotato la cultura. Non solo museo del territorio, dunque, ma teatro del paesaggio, che è di un territorio la lettura emotiva, perché sovrappone alla fisicità dei luoghi la vita delle persone.

STORIA DI UNA RICERCA SUL CAMPO

IL MUSEO DEI SOFFITTI IN GESSO

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